Lettera di Pasqua 2026

Addis Abeba 25-03-2026

Amiche e amici carissimi, vi scrivo nel giorno della bellissima festa dell’Annunciazione, giorno in cui l’angelo Gabriele ha annunciato a Maria la sua maternità, giorno in cui ha avuto inizio la nostra salvezza, il Logos eterno e uguale al Padre prese forma umana, abbassando sé stesso e assumendo un corpo per estinguere in sé ogni inimicizia, attraverso la sua uccisione. E questo inizio è nel nome di Maria, la porta di questo mistero è Maria. Una sconosciuta ragazzina di un villaggio sperduto della Galilea ha salvato il mondo, la salvezza è passata dal suo “fiat”, “ghenoito”, “accada”. Il Logos eterno e uguale al Padre si è sottomesso ad una umile fanciulla di Galilea. Dio si è fatto piccolo. Avrebbe potuto salvarci in modo più eclatante, ma il suo gesto non avrebbe avuto la stessa bellezza.

Vorrei che questo fosse chiaro. Ogni uomo che compie un atto di carità nel nome di Cristo non lo fa per amore di principi filosofici o filantropici. Lo fa per imitazione, lo fa perché ama Colui che ha rinunciato alla sua maestà per confondersi con la nostra umanità diroccata e fragile. Perché l’amore vuole l’imitazione.

Detto questo, veniamo alle cose pratiche. Voi sapete che ormai da un anno ero in cerca di un terreno da poter usare per un progetto che ho in testa da tempo: un centro di aiuto per studenti che si preparano all’esame di maturità. Qui in Etiopia l’esame di maturità è concepito in modo diverso dal nostro: non è un congedo dalla scuola superiore, ma un test di entrata per l’università. Ciò significa che chi lo passa (in media, appena il 5% della popolazione studentesca) accede all’università, chi non lo passa potrà scegliere studi accademici di rango inferiore, come college o altro. La mia intenzione è dunque quella di offrire un luogo che permetta a studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori di affrontare lo studio con serenità: sala studio, libri di riferimento, computers, luoghi di incontro e, quando necessario, un alloggio.

La situazione si è finalmente sbloccata con la nomina a vescovo ausiliare di Addis Abeba di Abba Tesfay (abba significa padre nella lingua d’Etiopia), fino all’anno scorso superiore generale dei Padri Comboniani. È lui che mi ha messo in contatto con una comunità di suore che gestiscono un piccolo centro nella periferia di Addis Abeba. Abbiamo raggiunto un accordo dopo solo un’ora di colloquio: le suore mi lasciano 3000 mq del loro terreno, già recintato e con un pozzo idrico da riattivare, mentre loro saranno parte attiva del mio progetto. Visto che i beneficiari del progetto sono sia ragazzi che ragazze, la presenza di una o due suore risulta quantomai utile.

Mi viene in mente San Giovanni Bosco, quando, in cerca di un terreno, per un anno intero dovette migrare da un luogo all’altro di Torino in cerca di un approdo per i suoi ragazzi. Più avanti dirà che era giusto, perché i cavoli devono essere trapiantati per poter fare “bella e grossa testa”. Io non ho la stessa fiducia che Don Bosco aveva in Dio, ma sono una testa di cavolo (e già abbastanza grossa anche prima di essere trapiantata): alla fine, rotola e rotola, ho trovato anch’io il mio approdo.

Non so quanto ci metterò a portare a compimento il tutto, ci vorranno forse tre anni. È un edificio di quattro piani di ca 340 mq per piano. Con calma ci arriveremo (redazione del progetto, raccolta fondi, costruzione…). Nel frattempo, impariamo a chinarci sulla povertà degli uomini, perché prima Dio si è chinato sulla vostra e sulla mia povertà. Imitando, per amore di Lui, il suo abbassamento, passiamo per i deserti e le oscurità del mondo, amando, benedicendo e beneficando.

Grazie a tutti di cuore. Siate benedetti nel Signore Risorto.

Un fraterno abbraccio, Abba Ermanno.